domenica 28 aprile 2013

Rinuncia... o libertà?

Stiamo vagando nella neve ormai molle per il caldo, del sentiero non c'è traccia ma non è un problema. Il nostro obiettivo, la malga, è ormai in vista, si tratta solo aggirare questo pendio troppo ripido scendendo nel bosco. Dietro di noi le cime scintillano nella loro veste ancora candida, apparentemente così vicine eppure fuori dalla nostra portata...


Stiamo camminando su un pendio, all'ombra della vetta ormai vicina. La neve è ancora ghiacciata, ma avendo i ramponi non è un grosso problema. Saliamo un passo alla volta, battendo la pista. Ora si inizia a vedere qualcosa al di là del crinale, il cielo terso offre già una vista spettacolare.
I due scialpinisti che avevamo visto sulla cima si lanciano in discesa e spraiscono subito sul lato opposto. Noi saliamo ancora qualche passo... da che parte passava il sentiero, sale subito o prima traversa di lato? Ancora qualche passo, incerto, guardandosi attorno. Ora l'esposizione si accentua, a sinistra si inizia a vedere la parete rocciosa che scende dalla cima, non sappiamo bene che fare.
Alla fine la prudenza - o l'insicurezza? - vince. Niente cima, per oggi.

Stiamo percorrendo l'altopiano, cercando una via per scendere. Abbiamo ancora un buon tratto di strada da fare per tornare sul fondovalle, ma anche tutto il tempo necessario per goderci l'escursione. Rinunciare alla vetta è stata quasi una liberazione. Ora possiamo camminare con calma, godendoci i panorami e la bella giornata.
Stiamo vagando liberamente, più o meno a caso. Seguiamo tracce di animali e qualcosa che sembra un sentiero, anche se di bolli biancorossi non se ne vedono. In fondo dov'è la differenza?

Arriviamo alla malga, la neve inizia a scomparire lasciando scoperti tracce e sentieri. Ma c'è da scendere ancora per un bel pezzo... il piano originale non lo prevedeva, ma oggi più che salire siamo scesi. Le ginocchia non ringrazieranno!

Arriviamo a fine giornata cotti dal sole e con le gambe doloranti... e in fondo la rinuncia, a pochi passi dall'obiettivo, un po' brucia.


Era troppo difficile e troppo pericoloso per le nostre scarse capacità "alpinistiche"? O forse saremmo stati anche in grado di farcela? In fondo c'eravamo quasi...
Ma, dopotutto, non è importante. Ci siamo goduti una giornata speciale, il 25 aprile, e per oggi siamo stati anche liberi di rinunciare.

sabato 20 aprile 2013

In compagnia e in notturna... bella combinazione!

A volte capita che il caso ti dia una mano. Avevo in mente da un po' di fare un giro sul Dosso di Costalta, un simpatico panettone che ben si presta alle escursioni con le racchette da neve.
Fatto sta che la Sezione Universitaria della Sat organizza  un'escursione in notturna, con tanto di abbuffata finale... come si fa a rinunciare?
La partenza nel tardo pomeriggio ci permette di godere un po' del sole e della bellissima giornata, anche se purtroppo ci perdiamo il tramonto, visto che siamo sul versante sbagliato. Arriviamo comunque in cima con l'orizzonte color rosso fuoco, con il Brenta che staglia le sue cime in controluce. La luna è una falce sottile, il cielo pulito: senza le luci della città le stelle sono uno spettacolo che lascia senza fiato.
Arriviamo alla malga, il profumo è veramente invitante: per le due ore successive si mangia e beve allegramente.
Quando è il momento di uscire e tornare alle auto avere lo stomaco pieno non aiuta; ma riprendendo la marcia, bastano pochi minuti per tornare ad apprezzare il cammino. Ora il silenzio è più profondo, le parole scambiate sono poche. Le luci delle torce che oscillano nel buio hanno la parvenza di fuochi fatui, c'è qualcosa di unico, magico e spettrale al tempo stesso, nella nostra processione.
Generalmente non mi piace andare in montagna con un gruppo folto di persone ma stavolta ne è davvero valsa la pena!