I due scialpinisti che avevamo visto sulla cima si lanciano in discesa e spraiscono subito sul lato opposto. Noi saliamo ancora qualche passo... da che parte passava il sentiero, sale subito o prima traversa di lato? Ancora qualche passo, incerto, guardandosi attorno. Ora l'esposizione si accentua, a sinistra si inizia a vedere la parete rocciosa che scende dalla cima, non sappiamo bene che fare.
Alla fine la prudenza - o l'insicurezza? - vince. Niente cima, per oggi.
Stiamo percorrendo l'altopiano, cercando una via per scendere. Abbiamo ancora un buon tratto di strada da fare per tornare sul fondovalle, ma anche tutto il tempo necessario per goderci l'escursione. Rinunciare alla vetta è stata quasi una liberazione. Ora possiamo camminare con calma, godendoci i panorami e la bella giornata.
Stiamo vagando liberamente, più o meno a caso. Seguiamo tracce di animali e qualcosa che sembra un sentiero, anche se di bolli biancorossi non se ne vedono. In fondo dov'è la differenza?
Arriviamo a fine giornata cotti dal sole e con le gambe doloranti... e in fondo la rinuncia, a pochi passi dall'obiettivo, un po' brucia.
Era troppo difficile e troppo pericoloso per le nostre scarse capacità "alpinistiche"? O forse saremmo stati anche in grado di farcela? In fondo c'eravamo quasi...
Ma, dopotutto, non è importante. Ci siamo goduti una giornata speciale, il 25 aprile, e per oggi siamo stati anche liberi di rinunciare.
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